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elleelle
Moderatore Trasversale

Città: roma

Regione: Lazio


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Flora e Fauna

Inserito il - 10 giugno 2025 : 10:56:43 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Ho sempre avuto perplessità sul meccanismo che è alla base dell'efficacia dell'aposematismo, e del conseguente mimetismo batesiano.
Dato che gli animali inferiori non si trasmettono le informazioni di genitore in figlio, come fanno a imparare?
Se un animale è velenoso e mortale il predatore muore e nessuno impara.
Se non muore ma ha una brutta esperienza impara solo lui. A meno che non sia una specie sociale che caccia in gruppo, nel qual caso i compagni imparano.

Provo a buttare là una teoria a diversa.

I predatori in genere diffidano delle esibizioni. Una possibile preda che si esibisca sfacciatamente produce una diffidenza che non ha bisogno di esperienza.

Il predatore ragiona probabilmente così:
"Possibile che questo animaletto apparentemente indifeso sia così stupido da esibirsi invece di nascondersi? La spiegazione più plausibile è che abbia un'arma segreta, e che quindi non sia prudente predarlo."
Oppure:
"Strano che un animaletto così visibile e addirittura vistoso non sia stato già predato da qualcun altro. La cosa puzza ..."

Con questo meccanismo si eviterebbero tutte le obiezioni che si fanno normalmente sulla possibilità o meno di fare esperienza.

Modificato da - elleelle in Data 10 giugno 2025 10:59:44

Chalybion
Moderatore

Città: Bagnacavallo
Prov.: Ravenna

Regione: Emilia Romagna


13466 Messaggi
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Inserito il - 24 agosto 2025 : 17:44:32 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Ciao, da non esperto faccio solo alcune considerazioni. Che io sappia l'aposematismo si accontenta appunto di far imparare al solo individuo occasionale predatore e non considera la di lui progenie (limitandoci agli animali inferiori). Come dici,"Se non muore ma ha una brutta esperienza impara solo lui."; di solito il predatore ha solo infelici esperienze dall'incontro con la presunta preda e in seguito eviterà quel tipo di preda per tutta la sua vita: non è poco visto dal punto della specie predata. Se invece il predatore muore (e non è detto che la preda muoia per l'attacco), quell'individuo non prederà altri soggetti e magari quello stesso individuo eventualmente sfuggito alla morte; anche in tal caso, il vantaggio da parte della vittima e della sua specie, specie simili o specie imitanti (mimetismo mulleriano) è ancora evidente.
Inoltre, a mio avviso, le nuove teorie che proponi partono da una premessa almeno dubbia e/o indimostrata, e cioè che gli animali "inferiori" ragionino come gli umani, nello specifico caso, altrimenti non ci sarebbero gli attacchi predatore-preda "indigesta". Forse i predatori "ragionano" inizialmente perlopiù in base a veloci valutazioni "dimensionali" del tipo "é sufficientemente piccolo per essere cibo e non attaccarmi", salvo talora doversi ricredere. Ma come sai in alcuni casi il predatore è più piccolo della preda come nel caso di alcuni pompilidi che attaccano grosse migali anche se parrebbero in grado di rendersi conto del pericolo di morte che corrono, ma ... chi non risica non rosica e la Natura ha loro imposto quel tipo di rischio.

"Impegnarsi per volere a tutti i costi piacere a tutti è il peggior modo di sprecare tempo". (Chalybion)
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elleelle
Moderatore Trasversale

Città: roma

Regione: Lazio


33237 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 25 agosto 2025 : 09:25:05 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
I predatori, anche gli artropodi, sono sempre molto attenti alle reazioni della possibile preda, se l'attacco è abbastanza lento da dargliene il tempo. Probabilmente l'attacco di un Asilidae o di un odonato questo tempo a disposizione non ce l'ha, ma in altri casi c'è, e il predatore rimane spesso perplesso di fronte ad una preda che non cerca di fuggire.
Sono meccanismi comunque non chiari.
Per esempio, un Latrodectus tredecimguttatus, a chi vuole far paura?
Insetti e altri ragni non lo temono, e, forse, non vedono neanche i colori come li vediamo noi.
Gli uccelli, che vedono benissimo i colori e il modo di muoversi, non hanno niente da temere, dato che usano il becco.
Restano i rettili, che vedono bene e potrebbero rischiare un morso, ma sono così rapidi e violenti che è molto improbabile che avvenga.
Paradossalmente, parrebbe che la colorazione aposematica di Latrodectus e la sua particolare danza intimidatoria siano diretti proprio a noi.
Anche la potenza del suo veleno sarebbe sproporzionata per un animale piccolo.
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elleelle
Moderatore Trasversale

Città: roma

Regione: Lazio


33237 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 25 agosto 2025 : 23:53:22 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di Chalybion:

di solito il predatore ha solo infelici esperienze dall'incontro con la presunta preda e in seguito eviterà quel tipo di preda per tutta la sua vita: non è poco visto dal punto della specie predata.


Questo meccanismo mi convince di più nel caso di prede disgustose, mentre è meno convincente nel caso di prede dal morso o puntura velenosi, perché la probabilità che il predatore sia colpito dalla preda è bassa, e perché il veleno potrebbe essere mortale.
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Chalybion
Moderatore

Città: Bagnacavallo
Prov.: Ravenna

Regione: Emilia Romagna


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Inserito il - 26 agosto 2025 : 19:35:32 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di elleelle:
...
Paradossalmente, parrebbe che la colorazione aposematica di Latrodectus e la sua particolare danza intimidatoria siano diretti proprio a noi.
Anche la potenza del suo veleno sarebbe sproporzionata per un animale piccolo.

Meno male che consideri paradossale la cosa giacchè credo proprio che la colorazione di Latrodectus sia comparsa molto prima dell'uomo ; che poi gli insetti vedano il rosso come appare all'ultravioletto (cioè non rosso) non sposta il fatto che debbano temere il ragno che presenti quella che comunque deve apparire una ben precisa maculatura. Io non so chi fossero i predatori abituali di Latrodectes quando è comparsa sulla terra così colorata: c'erano sicuramente dei vertebrati e degli insetti; la questione del potente veleno credo debba essere considerata con relatività nel senso che lo stesso veleno risulta diversamente tossico a seconda della fisiologia della vittima del morso. Ho sentito in documentari ad esempio, che il morso di un cobra è spesso letale per un uomo ma nella mangusta, suo predatore, induce spesso un malessere più o meno grave ma dal quale può uscirne viva e ciò non la scoraggerà da nuove cacce. Ma qui parliamo di una specie che può insegnare alla prole i rischi della predazione e non di insetti.
Piuttosto mi hanno incuriosito alcuni filmati di mantidi esotiche che predano con efficacia grandi ropaloceri, a volte molto più grandi di loro "comprendendo" le ali in movimento (papilionidi o danaidi, a proposito di insetti tossici ma non per le mantidi evidentemente); ragionando da Homo mi verrebbe da pensare perchè rischino di venire strappate dal fiore su cui sostano (e quindi dover lasciare la preda cadendo al suolo e dover riappostarsi) piuttosto che attendere un'altra preda più abbordabile che certo non tarderebbe su fiori in zone tropicali.

"Impegnarsi per volere a tutti i costi piacere a tutti è il peggior modo di sprecare tempo". (Chalybion)
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Chalybion
Moderatore

Città: Bagnacavallo
Prov.: Ravenna

Regione: Emilia Romagna


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Inserito il - 26 agosto 2025 : 20:06:56 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia

... perché la probabilità che il predatore sia colpito dalla preda è bassa, e perché il veleno potrebbe essere mortale.

Scusa se insisto ma, chi dice ad un artropode predatore che quella che considera preda è pericolosa se non ha mai sperimentato la cosa? Un bambino può astenersi dal mangiare una coccinella o afferrare un'ape perchè qualcuno glielo ha detto, anche se non sapeva della tossicità della coccinella.
E però torniamo alla Pepsis che prima di attaccare le migali le "studia" alquanto, malgrado la notevole differenza di agilità a suo favore. Forse non esiste una regola comune che valga sempre.
Ma tornando all'aposematismo e pensando ai Nudibranchi, questi sono forse i più colorati e variegati in tutto il regno animale: però i colori sono i più vari ed anche i disegni (punti, macchie, strisce) e ciò, sempre da profano e solo per esercizio mentale, mi induce a pensare che tutto sommato è uno schema composito e ben riconoscibile come tale (contrasto di colore e disegni) che costituisce aposematismo e induce un predatore che abbia "occhi "a lasciare in pace chi è provvisto di tale schema che dev'essere molto "dispendioso" da adottare, evolutivamente parlando, visto che ben poche specie sul totale ne sono provviste; del resto se tale schema fosse generalizzato perderebbe la funzione aposematica.
Ma non è detto che ci abbia azzeccato.

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