Ho alcuni dubbi che riguardano un'interessante pianta erbacea della nostra flora: il cardo dei lanaioli.
La prima riguarda la tassonomia. Da quanto ho capito consultando varie pubblicazioni, "Dipsacus sylvestris" si riferirebbe alla forma selvatica, mentre "Dipsacus sativus" verrebbe invece utilizzato per denominare la forma domestica e coltivata, che discenderebbe appunto dalla prima. E' corretta questa ricostruzione?
La seconda riguarda invece la loro morfologia il loro utilizzo: le pubblicazioni che ho consultato riportano che la forma domestica, D. sativus, possiede dei robusti uncini rivolti all'indietro, che mancano in sylvestris e che la rendono particolarmente adatta alla lavorazione di lana, cotone e cachemire. Il termine comune "cardo dei lanaioli" si riferirebbe di conseguenza a sativus. Stanno così le cose?
Infine, l'utilizzo della pianta nell'industria tessile appartiene alle antiche tradizioni oppure viene tuttora praticato?
Vi ringrazio fin da adesso.
Buone Feste!
Modificato da - limbarae in Data 10 novembre 2011 00:02:20
Anzitutto, Dipsacus sylvester (non sylvestris) è sinonimo non più accettato di Dipsacus fullonum che si trova spontaneo in natura e chiamato anch'esso cardo dei lanaioli. Su D. sativus si legge che è la "versione" coltivata di D. fullonum ma sembra che sia scomparso anche se IPFI lo riporta ancora per la nostra flora. D. sativus viene definito più spinoso di D. fullonum e, forse, proprio la maggiore lunghezza e acutezza delle pagliette del capolino lo hanno reso più utile per la cardatura. Non so se anche gli uncini giovano a questo scopo.
Ti posto il link per la descrizione molto puntuale fatta da flora iberica:
La cardatura serve a preparare la fibra grezza prima di essere filata. Toglie le impurità e rende parallele le fibre tra loro; è come dare una bella pettinata alla lana, per questo serve qualcosa di simile ad una spazzola o ad un pettine. Per cardare oggi ci sono dei macchinari speciali, in tempi pre o proto industriali si usavano spazzole di ferro o cose simili. In mancanza di altro e sopratutto utilizzando quanto si reperiva gratis sul posto in vecie delle spazzole si usavano i resti dell'infruttescenza che dopo la fioritura diviene particolarmente rigida e spinosa. Qui trovi foto con fiori e della pianta ormai secca coi resti dell'infruttescenza pronta per l'utilizzo (le parti utili si raccoglievano a fine autunno/inverno quando erano ben rigide e pulite) Link Il "cardo dei lanaioli" che è detto anche "scardaccione" in realtà essendo una Dipsacacea (Dipsacus follonium) ha ben poco a che fare coi Cardi in senso stretto, essendo questi della famiglia delle Asteracee; in comune hanno le spine.
Ciao
Conoscere gli altri, è saggezza; ma conoscere se stessi è saggezza superiore.