Il sole colpiva forte con duri raggi sul mio corpo di beduino. I colori estivi, così crudi, quasi morti, e gli sfondi dorati sbiaditi di calore. Eppure c'era bellezza in ogni dove, nel volo ritmato di polvere e gruccioni, in minuscoli fiori tra il giallo e il secco, nei ginepri, lignei pitoni striscianti tra preistoriche creature di granito, nella mistura di fragranze quando il passo sfiora l'essenza di elicriso o d'altre piante sofferenti. Mentre un passero s'affaccia sul corbezzolo tra i rami, io lo ammiro assorto questo silenzio attorno, quand'anche le cicale son'ormai troppo accaldate per riuscire a cantare.
"E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome Ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme Ma se ti svegli e hai ancora paura, ridammi la mano cosa importa, se sono caduto, se sono lontano..." Faber, Hotel Supramonte
Fantastica Giacomo!! In risposta ti dedico una delle meravigliose poesie in musica di Faber (mi sembra di capire che tu lo conosca bene ... e lo apprezzi) Ciaoo.
Grazie! Effettivamente è il mio autore preferito... Lo apprezzavo già in tempi non sospetti...
"E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome Ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme Ma se ti svegli e hai ancora paura, ridammi la mano cosa importa, se sono caduto, se sono lontano..." Faber, Hotel Supramonte